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22 Set

retrospank4Sara non era mai stata in una casa di appuntamenti, men che meno in una attrezzata per il BDSM. Arrivò affannata, quasi di corsa, mezz’ora dopo la mia telefonata, e ancora oggi non saprei dire cosa la colpì di più tra le inquietanti attrezzature che avevo disposto in giro per il salone. Si guardò intorno con una espressione tra l’affascinata e l’inorridita prima di chiedermi di Paola.
“Paola ci aspetta di là”, risposi, e le cedetti il passo sulla porta della camera da letto.
Paola ci aspettava nuovamente legata alla croce di Sant’Andrea, con le ferite sul seno fieramente in mostra: Sara soffocò un grido e poi si accorse che la sua donna sorrideva.

 

Si voltò verso di me per chiedere una spiegazione ma io scossi la testa e le lasciai sole: quella era una cosa che riguardava soltanto loro due.
Ebbi il tempo di fumare una sigaretta e la avevo appena schiacciata nel posacenere quando Sara aprì la porta e mi fece cenno di entrare; mi sembrò un po’ pallida ma molto calma.
Paola era ancora legata alla croce e Sara mi pregò di liberarla.
“E dopo voglio prendere il suo posto, voglio capire cosa si prova”.
Scossi la testa: non me lo aspettavo, anche se avrei dovuto, e non me la sentivo di ricominciare, non sul corpo minuto di Sara.
“Ha ragione”. La voce di Paola mi fece sobbalzare. “Lo hai detto anche tu che doveva condividere questa cosa, poi potremo fare un figlio, è un po’ che ci stiamo pensando. Ma prima, deve vivere anche questo”.
Era la conclusione perfettamente logica cui non ero arrivata e non potevo tirarmi indietro, non al punto in cui eravamo arrivate.
Dopo aver liberato Paola mi trovai davanti Sara già nuda che mi abbracciò e mi dette un bacio leggero sulle labbra.
“Devi farmi quello che hai fatto a lei, esattamente lo stesso”, mi disse prima di mettersi davanti alla croce di Sant’Andrea, “non risparmiarmi niente, per favore”.
“Vuoi che me ne vada?”, le chiese Paola.
No, rispose Sara, Paola doveva restare con noi e assistere, doveva essere questo il suo atto d’amore in risposta a quello della sua donna.
Io ero di nuovo preoccupata mentre impastoiavo Sara ai polsi ed alle caviglie, mentre le riempivo la bocca con la gag, la bendavo, riprendevo in mano il frustino.
Solo allora tornai finalmente fredda: la cosa continuava a non piacermi ma mi sentivo in grado di farla, farla addirittura meglio e più in fretta di un’ora prima.
Il bel seno di Sara era un bersaglio perfetto, l’impugnatura del frustino si adattava meravigliosamente alla mia mano, il colpo partì fluido e si abbattè proprio dove volevo, subito sopra i capezzoli incongruamente eretti, Sara cercò di urlare e venne fuori un mugugno strozzato, un segno rosso e nero apparve sulla sua pelle e Paola alle mie spalle sobbalzò udibilmente.
Altra frustata; e questa volta la pelle si aprì e il sangue più che scorrere schizzò fuori, Sara fece sentire un lamento ma tenne la testa alta con un gesto di sfida.
Paola voleva aiutarmi a liberarla ed a legarla di nuovo per la seconda parte ma io la fermai: lei era lì ma non c’era, se doveva essere tutto uguale.
Preparai Sara per le frustate sul culo e sulla schiena con minor fatica, e per la precedente esperienza e per la diversa struttura fisica; ne avrei dovuto tener conto, mi dissi, per dosare la forza dei colpi sul bel culo rotondo che ora mi si offriva.
Troppa attenzione da parte mia, questa, che fu pagata da Sara: dovette sopportare cinque o sei frustate prima di sanguinare, e quasi dal posto sbagliato, più la parte alta delle cosce che le natiche.
Sara non gridava neanche più, si limitava a lamentarsi, ma teneva ancora il capo ben dritto e non sembrava intenzionata ad arrendersi al dolore.
Era giunto il momento della schiena e del velenoso scudiscio, e di nuovo ebbi paura; feci segno a Paola di fare un passo indietro, lo feci schioccare in aria, più vicino di quanto avrei voluto al capo di Sara, e finalmente la colpii.
Fu la scudisciata perfetta, da una spalla all’altra, per tutta la larghezza della schiena: la canapa squarciò la pelle e aprì un solco sanguinolento nella carne, e Sara si contorse con un forte lamento prima di abbandonarsi.
“Basta così”, dichiarai. Questa volta non gettai via la frusta che ero certa di poter controllare: la lasciai pendere dal polso mentre liberavo con ogni cautela Sara, la accompagnavo in bagno, la facevo accomodare nella vasca per lavarla e disinfettarle le ferite.
Paola era sparita, per ricomparire quando Sara, ancora malferma sulle gambe, uscì dal bagno vestita solo dei cerotti e delle bende per accomodarsi con ogni cautela sull’orlo del letto.
Portava con sé un’altra bottiglia di birra che porse a Sara con gesto pieno di tenerezza; si guardarono e c’era tra loro tanto amore che un po’ le invidiai prima di rendermi conto di aver spesso colto lo stesso sguardo negli occhi di Cristina. Mi dissi che io non la avevo mai guardata così e per un attimo dimenticai dove mi trovavo e cosa avevo fatto per chiedermi di nuovo cosa davvero provassi per lei; poi Sara mi passò la bottiglia e ruppe l’incanto.
Bevvi e quando mi voltai vidi che Paola era di nuovo nuda. Non mi ci volle altro per capire che ero di troppo, salutai in fretta e scappai via, e a loro onore devo riconoscere che non provarono neanche a trattenermi e si limitarono a promettermi che avrebbero lasciato tutto in ordine e sì, avrebbero anche spento il riscaldamento prima di andarsene.

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