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26 Set

photo-BDSM-Suspension-Vintage-931835787Fabrizia mi ha sorriso un po’ tesa, io ho pensato “Speriamo bene”, ed abbiamo eseguito.
Tempo due minuti siamo state, per così dire, colte di sorpresa dalle guardie del corpo del cliente, con le quali abbiamo lottato un po’ per onor di firma.
Non fossi stata così preoccupata, mi sarei messa a ridere: due uomini di mezza età, con stivaletti, pantaloni combat e maglioni neri, che sottolineavano fisici un po’ infelici: uno sarà stato alto poco più di un metro e mezzo con una bella pancetta da commendatore, l’altro invece superava e di molto il metro e ottanta, ma era scheletrico e probabilmente i vestiti pesavano più di lui.

 


Dopo averci immobilizzate, i due nuovi arrivati ci hanno fatto inginocchiare e poi sdraiare faccia a terra, le mani dietro la schiena: probabilmente pensavano di legarci, poi si sono resi conto che avrebbero avuto grossi problemi a spogliarci; si sono consultati a bassa voce prima di intimarci di restare ferme se non volevamo pentirci di essere nate, hanno prima liberato il nostro ex prigioniero e finalmente svelato la chiave del gioco, cioè la lotta tra due bande di malavitosi per una manciata di diamanti.
Il pelato ha anche fatto una sceneggiata riempiendo di insulti le guardie del corpo, tipo “ma dove eravate finiti, avrebbero potuto anche ammazzarmi” e “non le avete ancora bendate, non lo sapete fare il vostro lavoro”, ed a questo hanno purtroppo subito posto rimedio con delle strisce di cerotto che uno dei due teneva nella tasca dei pantaloni.
Ho sempre detestato questa pratica, anche con partner di cui mi fido e e sono innamorata, e Fabrizia probabilmente la pensava come me, perché ha balbettato, in maniera molto credibile: “Non fateci male, vi diremo tutto”.
Insomma, ho pensato, basta poco per farli contenti, perché li ho sentito molto più rilassati. Invece di strapparci i vestiti di dosso si sono limitati ad ordinarci di spogliarci e addirittura, anche se probabilmente ne erano intenzionati, hanno rinunciato a legarci dopo averci fatto spogliare e di nuovo inginocchiare sul pavimento, le mani sopra la testa e avendo appurato la nostra docilità: l’interrogatorio, a suon di roboanti insulti e leggeri schiaffetti, è durato, credo, più di un’ora, mettendo a dura prova la mia fantasia e quella di Fabrizia, che si è lasciata condurre all’inizio e poi mi ha dato il cambio ad inventare strani collegamenti tra criminalità organizzata, servizi deviati, terrorismo internazionale e stati canaglia.
Cominciavano a farmi male le ginocchia e le spalle, per la posizione cui ero costretta, ed ho preso come una liberazione quando ho sentito qualcuno dire: “Queste hanno detto tutto quello che sapevano, è inutile fare altre domande”.
“E allora cose ne facciamo, capo?”, ha chiesto un’altra voce.
“Tanto per cominciare, potete divertirvi un po’, sono già nella posizione giusta”, è stata la risposta, e siamo finalmente passate a cose più serie, trovandoci ancora bendate e inginocchiate ognuna con un cazzo in bocca.
Io mi sono tirata indietro e sono riuscita a dire: “Ci sono i preservativi nella mia borsetta, per favore”, prima di prendermi uno schiaffo un po’ più forte di quelli ricevuti durante “l’interrogatorio”. Poi di nuovo la voce ragionevole: “Ma no, ha ragione, vorrete mica impestarvi, chissà chi si sono scopato, queste due. Possono metterveli anche senza bisogno di vederci, mi danno l’idea di essere espertissime”.
Abbiamo eseguito e proseguito col il lavoro.
Ottenuta una ragionevole erezione, sono stata messa faccia a terra e presa da dietro con insospettabile vigore; chissà come se la sta cavando Fabrizia, ho pensato, emettendo i dovuti lamenti e gemiti che, chissà perché, gli uomini si aspettano anche dalle puttane. Il mio cliente era particolarmente eccitato, e per fortuna non è durato a lungo.
Però non ho avuto modo di prendere fiato. Qualcuno mi ha fatto rialzare di nuovo in ginocchio, e di nuovo mi sono trovata a darmi da fare con la lingua e le labbra.
E qui è successo il patatrac.

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