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28 Set

56758-1Le scorie di quella notte, sommate a tutto il resto, sono rimaste a lungo ad avvelenarmi.
Arrivate a casa Fabrizia ed io ci siamo strappate i vestiti di dosso e, prima di infilarci sotto la doccia ci siamo esaminate a vicenda, giungendo alla conclusione che eravamo fisicamente in perfetta forma, nonostante le botte, e sì che ne avevamo prese parecchie, e Fabrizia, come avevo capito, era stata a lungo sculacciata dal padrone di casa e aveva sentito davvero male, ma non c’era il minimo segno sul suo meraviglioso fondoschiena.

 


Le ho offerto di restare a dormire e lei ha accettato, ma eravamo ben lontane dall’idea di fare sesso, e ci siamo addormentate abbracciate semplicemente per cercare l’una conforto nella vicinanza dell’altra.
Così ci siamo risvegliate; ci siamo guardate negli occhi, vicine come eravamo, ci siamo scambiate un bacio quasi casto e la cosa è finita lì: ci siamo alzate e non ci siamo neanche rivolte la parola.
Solo quando era sulla porta, pronta a tornare a casa dopo aver fatto un’altra doccia e bevuto un bel po’ di caffè bollente, Fabrizia ha detto qualcosa.
“Almeno non mi hanno trattata da negra”, ha detto, mi ha dato un bacio veloce sulla guancia, si è sottratta al mio abbraccio ed è corsa giù per le scale.
Ho raccontato tutto a Cristina, che si è presentata a casa dopo una giornata di lavoro allegra e sorridente e mi ha trovata rincantucciata a letto, la testa sotto il cuscino, scossa da singhiozzi: avevo pianto a tratti per tutto il giorno, senza mangiare, senza aver voglia di far niente, e spogliarmi e rimettermi sotto il piumone mi era sembrata la cosa migliore da fare.
Cristina mi ha costretta ad alzarmi, lavarmi e vestirmi, mi ha fatta sedere accanto a lei in cucina e si è messa ai fornelli per preparare la cena e mi ha convinta a parlare e sfogarmi.
La conclusione è stata che sono stata prima quasi imboccata con un minestrone bollente, poi riportata in camera, rimessa a letto e quasi cullata per ore, prima di riaddormentarmi.
Cristina ha anche deciso che non avrei lavorato per un po’, mi ha privata dei telefonini e, organizzando tutto senza che me ne accorgessi, mi ha anche portata per un fine settimana in una SPA. Solo quando siamo tornate a casa, tardi la domenica sera, mi ha permesso di ricominciare a lavorare, o almeno a prendere le telefonate, e meno male che le ragazze non hanno avuto bisogno di me.
“Devi volerti più bene”, mi ha detto quando siamo andate a letto, prima di inginocchiarsi tra le mie gambe e dedicarsi al mio piacere, “ basta preoccuparti degli altri. Lasciami fare e guai a te se ricambi, voglio farti stare bene almeno due o tre volte, prima di lasciarti dormire”.

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