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1 Ott

Nettie HarrisE’ stata la prima volta che Pierluigi mi ha scopata in un ambiente non fetish, ed io ho avuto il modo di prendere l’iniziativa.
Mi sono spogliata in fretta, sotto i suoi occhi, e poi l’ho fatto appoggiare al muro ed ho spogliato lui, accarezzandolo e baciandolo; quando gli ho tolto anche i boxer l’ho trovato con una dignitosa mezza erezione e mi sono chinata per dargli un rapido bacio in modo da mostrargli il culo: non posso dimenticare che mi ha presa per la prima volta con uno stupro sodomitico sulle scale che portavano alle segrete dei ricconi, ma posso ovviamente conviverci.

 


“A letto adesso, mettiamoci comodi”, gli ho detto, e mi sono subito sdraiata sopra di lui, accorgendomi che aveva una bellissima pelle: mi era sembrato avesse una quarantina d’anni, mi rendo conto che è più giovane, probabilmente ha la mia età o solo qualche anno di più.
Mi sono strofinata un po’ con le tette e la fica e subito mi sono accorta che il cazzo era diventato ancora più duro contro di me, poi ho sentito che mi stringeva alla vita e cercava di spingermi verso il basso: messaggio inequivocabile cui non ho voluto sottrarmi e sempre strisciando sul suo corpo mi sono messa nella posizione migliore per fargli il pompino che mi chiedeva senza parole.
Mi ha lasciata fare per un po’, poi l’ho sentito rivolgersi a me in maniera un po’ incongrua: “Per favore, signorina, adesso basta, si metta a quattro zampe”.
Insomma, proprio non riusciva a darmi del tu.
Ovviamente ho eseguito, non prima di avergli finalmente messo il preservativo, e lui dopo avermi ringraziato compitamente mi ha presa e ha cominciato a spingere educatamente, poi si è fermato.
Prima che potesse dire qualcosa ho cominciato a muovermi io, avanti e indietro, con molta attenzione: ricordavo il suo cazzo enorme e durissimo nel culo, e non avevo nessuna voglia di farmi male.
Gli bastava così: mi teneva gentilmente e accompagnava i miei movimenti, lo sentivo respirare pesantemente come per controllarsi, poi ha stretto la presa sui miei fianchi e, dandomi sempre incongruamente del lei, mi ha chiesto di sdraiarmi a pancia sotto.
“Non si preoccupi, signorina, farò piano”, mi ha detto prima di appoggiare il cazzo tra le mie natiche e di cominciare a spingere. La faccia schiacciata contro il materasso, le gambe aperte, ho potuto solo afferrarmi le natiche e divaricarle il più possibile: faceva piano ma faceva comunque male.
Mi sono morsa le labbra per non urlare, poi improvvisamente il dolore è sparito, era tutto dentro, senza muoversi, ma non mi pesava addosso, si sosteneva con le braccia.
“Mi dica che le faccio male, signorina, così finisco prima”, e ha cominciato a muoversi; e di nuovo ho sentito dolore, e allora ho pianto, ho urlato, ho detto basta, per carità, lui si è irrigidito ancora di più e poi è improvvisamente uscito da me.
“Grazie signorina, è stato molto bello”.
E io ho pianto ancora di più, perché improvvisamente stava cominciando a piacermi.

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