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4 Ott

shunga31Bevuto il caffè, fatta una visitina in bagno, guido il mio manipolo per vicoli e stradine verso l’obiettivo; sento alle mie spalle i commenti estasiati di Arja, che di Roma deve davvero aver visto poco o niente, e una mezza bestemmia di Manuela che è inciampata sui sampietrini sconnessi,

 

poi Fabrizia mi prende cameratescamente sottobraccio e mi ringrazia per aver pensato a lei per il ruolo di Elena, e aggiunge che forse per la parte sarebbe stata più indicata quella mia amica bionda, come si chiamava, Allieva, e dove è finita mai, per caso la vedo ancora? Ilary mi si avvicina, si scusa educatamente e mi evita di rispondere aprendo un nuovo fronte: Milena, mi avverte, ha deciso che non sopporta Catia, non possiamo fare in qualche altro modo? Capisco che mi sta proponendo di rimandare a casa l’amica, ma ormai è troppo tardi per una soluzione così drastica.
“Dovresti vederla a studio, quando lavoriamo, ormai è sempre strafatta, ai clienti piace perché è più troia ma a me fa paura. Perché non vieni più a stare con noi il pomeriggio, magari ci sta più attenta”. Bella domanda: mi tengo alla larga perché mi ero convinta che non avessero più bisogno di me e perché avevo deciso di non sfidare la fortuna più del necessario, visto che la discreta protezione di cui godo non mi garantisce certamente contro tutti i rischi, e se mi beccano in una casa di appuntamenti con due minorenni mi sbattono in galera senza se e senza ma, e vaglielo a spiegare che da loro non prendo un centesimo.
E sia, dedicherò un pomeriggio a far loro compagnia, come ai vecchi tempi, ma dovrà essere l’ultima volta; e adesso basta, ci siamo, ecco il portoncino che mi è ben noto, e Pierluigi che apre prima ancora che lo chiami sul telefonino, stavolta vestito di tutto punto come il perfetto mastro di casa che è. Mi consegna discretamente una busta rigonfia facendola scivolare nella borsetta e, risolto questo dettaglio, passa agli onori di casa alle “signorine”.
Ilary è brava e non fa commenti di alcun genere porgendogli la mano; non posso che augurarmi che anche Milena abbia il buon senso di tacere o al massimo di limitarsi ad un neutro buonasera, perché siamo invitate molto cortesemente ad avviarci per un corridoio che mi sembra di riconoscere, e che infatti ci porta fino a quello spogliatoio che ricordo con qualche brivido. Ilary mi stringe forte la mano, Fabrizia inghiotte udibilmente saliva, e finalmente arriva anche Milena, buona ultima, portata quasi di peso da Catia e da Arja.
Pierluigi si rende conto del problema, la fa accomodare con molta educazione per prima, le prende le mani e si china su di lei per parlarle all’orecchio.
Un effetto quasi miracoloso, Milena tira su col naso e sorride, e intanto ci siamo sedute tutte, gomito a gomito, e Pierluigi può cominciare il briefing, conscio della nostra attenzione.
Si comincia, dice, servendo gli antipasti; lasciatevi toccare senza fare troppe storie, ma non consentite che vadano troppo avanti e in quel caso fermateli con un sorriso ed una promessa, sapete certamente come fare, e gli ospiti sono tutti molto educati, certamente sapranno aspettare.
Lui detterà i tempi, e segnalerà il momento in cui dovranno sparire, lasciare il salone portando via i piatti; a quel punto, dice fissandomi intensamente, ci sarà la prima scena: il signore non vuole che i suoi amici siano distratti mentre recita per loro. A mio beneficio ricapitola i termini: due schiaffi, poi mi strapperà di dosso il vestito, mi rovescerà sull’altare e ci darà dentro, e sì, avrà già indossato il preservativo, ci mancherebbe.
Questa cosa dell’altare mi lascia più confusa che persuasa: voglio dire, lo so che la scena si svolgeva in un tempio, ma insomma, mi sembra un eccesso di precisione.
“Tutto chiaro fin qui? Quando la scena sarà finita le signorine serviranno il piatto di resistenza e dovranno stare attente, niente sesso, non ancora”.
Brusio di assenso, e Pierluigi continua spiegando che in occasione della seconda scena il signore desidera invece che le signorine restino nel salone e continuino a servire vino agli ospiti.
“Signorina, non ci sarà violenza, ma lei è la donna più bella del mondo e suo marito ha in pugno una spada insanguinata, ne va della sua vita”.
Fabrizia annuisce, Pierluigi ha l’anima di un regista, manca solo che ci dica come saranno le inquadrature, e comunque conferma, preservativo anche in questo caso.
Alla fine della scena, viene finalmente al punto Pierluigi, via libera: le “signorine” sono pregate di non prendere iniziative e di limitarsi a quello che verrà chiesto loro dagli ospiti.
“Le signorine indosseranno tuniche come questa”, annuncia aprendo uno degli armadietti e mostrando un infinitesimo straccetto bianco, “all’interno è cucita una tasca per i preservativi”.
Devo ammettere che è un’idea geniale, e quando Pierluigi invita Ilary a provare come le sta il mio rispetto per il sarto aumenta ancora: con il minimo possibile di stoffa il vestitino copre tutto quello che c’è da coprire lasciando immaginare le meraviglie che nasconde. Ilary fa un paio di passi, fa una piroetta e la tunica si alza scoprendo le gambe fino all’inguine, si china in avanti ed il seno sembra esplodere: altro che sarto, qui c’è la mano di qualcuno molto bravo. Pierluigi annuisce soddisfatto ed invita le “signorine” a cambiarsi prima di mostrare a Fabrizia ed a me, i nostri costumi.
Per Fabrizia un tripudio di pizzo bianco, praticamente una vestaglia trasparente e spettacolare, che lei indossa sotto lo sguardo indifferente di Pierluigi, per me una rigida tunica blu con complicati ricami in tinta che mi copre da capo a piedi.
“I ricami, signorina, indicano dove il signore dovrà mettere le mani per strapparle di dosso l’abito”.
Hanno pensato a tutto.
Quando siamo tutte pronte, Pierluigi ci fornisce l’ultima informazione: “Gli ospiti indosseranno dei semplici chitoni bianchi, molto pratici”, e poi spiega anche di cosa si tratta, vista l’espressione interrogativa di molte ragazze.
Ultimo pensiero, prima che la festa cominci, ed è sempre lo stesso: speriamo bene.

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