922

15 Ott

tumblr_n9sok513Ci1rmq9wpo1_1280Arja ed io aiutammo con una certa fatica Fabrizia ad entrare nella vasca, piena di acqua deliziosamente calda, e la facemmo sedere accanto a me. L’acqua gorgogliava e si portava via una buona parte della sporcizia che ci ricopriva, ma restava curiosamente limpida: ci doveva essere un continuo ricambio.

 


Milena mi si appoggiò alla spalla: mi fissò come per chiedermi cosa ci dovessimo aspettare ancora ed io non seppi risponderle; o meglio, era chiaro che, dopo la caccia, adesso si sarebbero ancora divertiti con noi, ed Arja ne aveva già avuto un assaggio, ma nei dettagli non avrei assolutamente saputo prevedere come ci avrebbero trattate. Riuscii a sorriderle, poi guardai ancora Fabrizia, che teneva gli occhi chiusi e si lamentava piano: Pierluigi la aveva colpita sulla schiena, subito sotto il collo, e chissà dove aveva tenuto il manganello, forse era infilato nella cintura.
“Le signorine sono pregate immergersi completamente, anche la testa, per favore”.
Glu, glu, glu, nonostante tutto era gradevole; tenevo stretta Fabrizia e la aiutai e riemergere, stravolta e sputacchiante.
“Di nuovo, signorine, grazie”.
E poi per la terza volta, ed io cominciavo ad avere il fiato grosso, e Fabrizia si era abbandonata contro di me, gli occhi chiusi, le labbra semiaperte. Cosa voleva fare Pierluigi? Senza sapone non saremmo mai diventate più pulite di così.
“Molto bene, signorine, se vogliono passare nella vasca successiva, per favore”.
L’acqua lì era molto poco invitante, biancastra, schiumosa, la puzza di cloro era quasi soffocante, ma barcollando e scivolando, reggendoci l’una all’altra, sempre unite per i collari come eravamo, riuscimmo ad immergerci. Era anche un po’ più fredda, quell’acqua, che mi sembrava, ad esserci immersa, quasi unta.
“Le signorine restino ferme, e tengano gli occhi chiusi, per favore”, ci ordinò ancora Pierluigi, e restammo lì a respirare i vapori che ci riempivano i polmoni; io mi sentivo bruciare la pelle, specialmente dove mi ero graffiata attraversando la siepe, Milena si lamentava, Fabrizia piangeva.
Quando il bruciore della pelle era diventavo quasi insopportabile Pierluigi ci permise di uscire dalla vasca e ci fece passare in quella successiva: con gli occhi che avevano preso a bruciarmi più dei graffi ed erano un po’ velati dalle lacrime, mi resi conto che dopo di quella ce ne era ancora un’altra.
Ormai definitivamente soggiogate entrammo faticosamente nell’acqua, che mi sembrò gradevolmente tiepida. Fabrizia palesemente non ce la faceva più, ed io avevo le mie difficoltà a sostenerla, non solo per la fatica ma per le mani e la sua pelle bagnate e scivolose.
“Signorine, per favore, immergetevi completamente, anche la testa, e restate immerse finché non vi verrà detto di alzarvi, grazie”.
Tirai un bel respiro, controllai che Fabrizia e Milena mi imitassero e mi lasciai andare fino a trovarmi lunga distesa sul fondo: tenni Fabrizia sotto braccio e mi arrischiai ad aprire gli occhi, lei li avevi chiusi, le labbra serrate, le guance gonfie. Dall’altro lato, Milena mi teneva una mano sulla spalla e mi guardava negli occhi.
“Basta così, signorine, grazie”.
Tornai a galla trascinandomi appresso Fabrizia e mi arrischiai a dare un’occhiata a Ilary: sembrava stanca quanto e più di me, ma non aveva più l’espressione abbattuta che mi aveva colpita al raduno di cacciatori e prede. Poi mi resi conto di una cosa strana: insomma, le ragazze era pulite. Niente più fango, sporcizia e roba del genere, ma restavano ancora sui loro corpi le macchie di colore delle pallottole; io probabilmente ero nelle stesse condizioni.
“Signorine, fate attenzione, questa è profonda, entrate con cautela e reggetevi al bordo”.
Non solo, era anche, e di nuovo, bollente, ed io avevo un gran paura che Fabrizia mi scappasse di mano e di non riuscire a tenermi con una mano sola: non avevo neanche la forza di reggermi a galla.
Anche questa vasca aveva qualcosa di particolare: non provavo più dolore lì dove mi ero tagliata e sentivo addirittura che le palpebre mi si abbassavano.
“Signorine, basta così, uscite in fretta, per favore”. La voce di Pierluigi, stavolta quasi un urlo, mi riportò sulla terra, un po’ tirando ed un po’ spingendo riuscimmo a rimettere Fabrizia in piedi e restammo lì, di nuovo in fila, a gocciolare sul pavimento che lì era ricoperto di piastrelle che quasi scottavano sotto i piedi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: