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16 Ott

tumblr_ksjiudAo161qz4yqio1_400Pierluigi ci tenne lì per un sacco di tempo, e pretese che di nuovo mettessimo le mani sulla testa ed allargassimo le gambe il più possibile, in modo da trovarci in equilibrio instabile: aveva ancora paura che ci ribellassimo o seguiva rigorosamente una procedura?
Quando ci permise di ricomporci e ci invitò ad imboccare una nuova porta ed a salire un’altra scala io ero quasi completamente asciutta, ed anche le altre ragazze.
I gradini non finivano più ed io ebbi il tempo di riordinare le idee:

 

insomma, eravamo state ripulite, disinfettate ed in qualche modo curate da una qualche strana combinazione di detergenti che, guarda caso, non aveva cancellato il colore usato dal cacciatore che ci aveva abbattute, e adesso eravamo davvero pronte per l’uso. Farci scopare, seppure in un ambiente particolarmente fetish, era il nostro mestiere, e le cose non avrebbero potuto che migliorare e tornare ad una accettabile regolarità, il cliente che paga, la puttana che lo accontenta.
La scala ci portò direttamente in un salone cupo, a malapena illuminato da un braciere, da alcune fiaccole infisse nei muri e dai riverberi di un enorme camino che occupava un’intera parete. Faceva freddo, le fiamme vive accentuavano l’umidità nell’aria e si sentiva un forte odore di fumo.
“Prego, le signorine possono avvicinarsi alla parete e sono pregate di tendere il più possibile le catene, grazie. Sì, ognuna di voi sotto una delle torce, grazie, le spalle contro il muro”.
Le spalle al muro, appunto, e davanti ad un rustico tavolone che si piegava sotto l’enorme quantità di cibo di cui cominciai a sentire anche il profumo: probabilmente l’idea era quella di evocare il banchetto di un potente feudatario dei secoli bui, tanto che c’era una intera porchetta ancora da affettare, una grande quantità di pagnotte impilate a piramide e grossi piatti di verdure fumanti, enormi boccali di terracotta e coppe di legno. Fame e sete, e questo era una specie di supplizio di Tantalo.
“Prego signorine, più vicine al muro”.
Appoggiandomi ancora di più alla ruvida parete sentii qualcosa che mi premeva sul collo. Mi mossi appena per alleviare la pressione e finii per capire di cosa si trattasse: era un occhiello di metallo.
Pierluigi ci ordinò di nuovo di immobilizzarci, le gambe divaricate, le mani sopra la testa, e si avvicinò a Arja, che apriva la fila, dalla parte opposta: fece qualcosa, poi passò ad occuparsi di Ilary, di Milena, e infine fu il mio turno.
“La prego signorina, rispetti le regole e andrà tutto bene”, mi sussurrò. In un attimo staccò la catena dal collare, la passò nell’occhiello e la riagganciò, prima di lasciarmi lì ed avvicinarsi a Fabrizia, che lo guardò con odio.
Anche per lei lo stesso trattamento, ed eccoci incatenate alla parete, strani trofei di caccia, e mi venne in mente che in tempi o in ambienti meno civilizzati avrebbe potuta esserci una di noi su quel tavolo, al posto della porchetta.
“Bisogna uscire da qui con i minori danni possibili”, mi dissi, “e soprattutto non fare cazzate”, e pensavo a Fabrizia.
Mi ero distratta e non mi ero accorta che Pierluigi era sparito silenziosamente, e rumorosamente entrò nel salone il gruppo dei cacciatori; non si erano cambiati, portavano ancora le tute da combattimento e gli stivaletti infangati, e sembravano molto allegri.
Si trattava, ovviamente, del banchetto della vittoria. Tra un boccone e l’altro, vennero a sfogarsi, uno alla volta; forse era un gioco che facevano tra di loro, e noi non ne eravamo state informate: per primo uno dei quarantenni che scopò Milena, proprio accanto a me, facendola piangere, poi l’occhialuto prese di nuovo Arja e l’altro quarantenne si scaricò in un lampo dentro Ilary.
Gli altri, comodi a tavola, appollaiati su strane poltrone di legno, incitavano e commentavano; io cercavo di non guardare e di non pensare, e finalmente arrivò il mio turno perché sì, ci scopavano rispettando l’ordine con il quale ci avevano catturate.
Il pelato mi si avvicinò sorridendo ma invece di tirare fuori il cazzo mi strinse quasi gentilmente una tetta e si voltò verso gli altri cacciatori: voleva fare un discorso.
“Sapete, amici, questa me la scopo da quasi un anno e non mi basta mai, è veramente una ragazza speciale. E oggi non voglio dare spettacolo con lei, mi perdonerete se me la scoperò con calma più tardi; però non voglio privarvi del divertimento, ho due prede e per voi mi farò la seconda”.

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