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17 Ott

juglaris_schiavePer tutto il tempo in cui il pelato la scopava Fabrizia mi guardava come per chiedere aiuto, ed rimase ostinatamente muta anche quando le spinte che doveva sopportare la spingevano contro la parete costringendola ad assumere

 

innaturali posture delle braccia ancora crudelmente ammanettate dietro la schiena.
Mentre i cacciatori continuavano a festeggiare, chiamato in non so quale modo si ripresentò Pierluigi che ci mise di nuovo in fila, di nuovo ci incatenò l’una all’altra e ci portò via.
Di nuovo scale, di nuovo corridoi, poi altre scale, e ci trovammo in un ampio locale sotterraneo che differiva da quello delle cisterne solo perché le cisterne mancavano: anche qui pavimento di terra battuta, pareti di pietra dalle quali sporgevano robusti anelli di metallo, fioche lampadine elettriche e nel complesso tutto contribuiva a rendere inquietante l’atmosfera.
Insomma, non avemmo diritto a celle singole e fummo di nuovo incatenate per i collari alle pareti, e visto che eravamo prede dello stesso cacciatore Fabrizia ed io condividemmo lo stesso anello e lo stesso angolo della segreta; visto che eravamo state disciplinate ed obbedienti, condividemmo anche una brocca d’acqua; Fabrizia, ancora ammanettata, ma non aveva trovato il coraggio di chiedere nuovamente di essere finalmente liberata, era in condizioni peggiori delle mie, e la aiutai a bere a piccoli sorsi, una volta che Pierluigi ci lasciò sole, ribadendo, ce ne fosse stato bisogno, di restare ferme e zitte altrimenti ci avrebbe pensato lui.
Anche le altre prede, come noi, ebbero da bere ma non da mangiare, e furono incatenate agli altri angoli, ben lontane le une dalle altre. Il che si dimostrò una buona idea quando Fabrizia non ce la fece più a trattenersi e si pisciò addosso schizzando anche me.
Era impossibile valutare il passare del tempo: mi sembrò però che le ragazze apprezzassero almeno la possibilità di restare ferme, più o meno sedute, e riprendersi da tutto quello che avevano passato. Avevamo un bell’esserci preparate fisicamente, ogni volta i giochi dei ricconi riuscivano ad andare oltre: oltre il prevedibile, oltre l’immaginabile, oltre il sopportabile.
Perché noi eravamo ancora nude e imprigionate lì, e avevamo, fame, freddo ed anche un po’ di paura: quando ti hanno braccata per i campi e abbattuta a fucilate puoi pure ripeterti che è solo un gioco di cui conoscevi le regole, ogni cosa si ingigantisce e ti sembra che hai fatto malissimo a fidarti.
Così io passai un bel po’ di tempo a chiedermi cosa altro avrebbero inventato i ricconi per divertire i loro ospiti paganti, e smisi quando mi vennero in mente opzioni particolarmente sgradevoli, tipo costringerci a lottare all’ultimo sangue tra di noi per un tozzo di pane.

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