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21 Ott

tumblr_lgauoic9Cv1qb5b5do1_500Ce la mettemmo tutta per fare contento il pelato, e lui non ci rese certamente le cose semplici perché pretese di incatenarci alle colonnine dell’elegante letto a baldacchino prima di cominciare.
Anche così limitate nei movimenti demmo davvero il meglio di noi stesse ed arrivammo a permettergli di venirci ripetutamente addosso senza preservativo;

 

in realtà il nostro obiettivo era restare a dormire con lui, su quel morbido letto, e lo perseguimmo con tenacia.
Fu il pelato a fermarci, mentre io gli leccavo il culo e Fabrizia si masturbava sotto i suoi occhi, ammettendo che non ce la faceva più, e dicendo che per altri giochetti avremmo avuto ancora tempo.
Prima che potessi riprendere abbastanza fiato e saliva fu Fabrizia a parlare: “Allora domani mattina ti sveglieremo con un pompino doppio, come ti è piaciuto tanto”.
“No,”, dissi io, “forse preferisce essere leccato dalla punta dei piedi alla cima dei capelli”. Formula infelice visto che il cranio del nostro cacciatore era liscio come una palla di biliardo, ma non feci in tempo a pentirmene.
“Preferisco dormire da solo, grazie”, ci gelò lui, per affidarci a Pierluigi, magicamente apparso sulla porta per riportarci al posto che ci competeva, sdraiate per terra e incatenate al muro.
Prima dovemmo anche visitare la latrina, una stanzetta con cinque cessi alla turca ed un lungo lavandino d’acciaio, accovacciarci davanti a lui e pisciare sotto i suoi occhi; la cosa mi lasciò indifferente e mi svuotai più che potei, però so che gli uomini lo hanno sempre considerato particolarmente umiliante: senza capire il perché, stetti al gioco e finsi di vergognarmi per la soddisfazione di Pierluigi. Fabrizia, anche lei professionista navigata, mi imitò: meglio qui che sul pavimento del camerone, sul quale avremmo dovuto dormire, in ogni caso.
E insomma, eravamo le ultime, Fabrizia ed io: Arja, Ilary e Milena erano già incatenate negli altri angoli, avvolte in leggere coperte; ulteriore raffinata crudeltà, le luci che prima erano fioche e cimiteriali adesso illuminavano a giorno il sotterraneo. Nessuna importanza, stanca come ero, ero certa di riuscire a dormire non appena chiusi gli occhi.
Pierluigi ci salutò incoraggiandoci a riposare, perché la mattina dopo avremmo avuto parecchio da fare; quando ci lasciò Milena ci rivolse per prima la parola.
“Il mio cacciatore mi ha detto che domani mattina ci faranno sputare sangue, cosa significa”?
Non ne avevo la minima idea. Insomma, probabilmente ci avrebbero scopate di nuovo, e poi ancora e ancora, fino a quando sarebbe arrivato il momento di tornare a casa, ma questa espressione mi preoccupò; la usavano mio padre e mio nonno per riferirsi a sforzi fisici pesanti ed in genere inutili.
“Gli stavo facendo un pompino”, proseguì Milena, ” e lui si eccitava ancora di più dicendomi che mi sarei pentita di essere nata per quello che ci faranno domani”.
Ero stanchissima ma cercai di pensare: insomma, non è che dopo la cattura ci avessero scopate più di tanto, il loro divertimento era stata la caccia e la complessiva umiliazione delle donne nostro tramite, probabilmente ci aspettava qualcosa del genere anche il giorno successivo, e immaginai Pierluigi che ci sorvegliava, al mattino, mentre ci accosciavamo una accanto all’altra nella latrina, ci lavavamo sommariamente e marciavano, nude ed incatenate, verso il nostro destino. Niente che non potessimo affrontare, insomma, purché riuscissimo a riposare.
Provai a spiegarlo, ma Milena era terrorizzata, si rincantucciò come poteva sotto la copertina e pose fine alla conversazione, almeno per quello che la riguardava.
Dall’altra parte del sotterraneo la voce di Arja che chiedeva come stava Fabrizia: la aveva vista sofferente, voleva essere rassicurata. Poi disse solo poche parole: “Troppo culo, poca fica, fa un po’ male, stanca”.
Avevo gran bisogno di dormire ma non potevo farlo prima di concludere il giro e mi rivolsi ad Ilary, una sagoma indistinta sotto la sua coperta.
“Freddo, ho freddo, ha voluto giocare col ghiaccio prima di scoparmi ma non mi ha fatto troppo male, ha detto pure che sono bella e che mi vuole rivedere, gli ho dato il numero. Non dovevo”?
Non sapevo cosa rispondere, e mi limitai a qualche rassicurante banalità prima di chiudere gli occhi, con Fabrizia che tremava un po’ accanto a me.

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