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25 Ott

tumblr_lzuck7aOn31qk38c7o1_500Avrei avuto bisogno di una coperta, o almeno di un telo, per non farmi gelare i muscoli, ma per le prede queste raffinatezze non erano previste. Come avevo visto fare all’occhialuto con Arja, il pelato cominciò a palparmi un po’ dappertutto, tette, culo, cosce, e mi resi conto che cercava di non farmi sentire troppo freddo.
Avevo il cuore in gola ed il fiatone e cominciavo a gelarmi: mentre correvamo la temperatura doveva essersi ancora abbassata, e intanto stavano arrivando Ilary e Fabrizia. Non avevo avuto il coraggio di chiedere al pelato

 

come fossi andata, convinta che sempre vigesse per una preda il divieto di parlare se non interrogata, ma eravamo ormai al momento della verità.
Fabrizia aveva superato Ilary, e quindi guadagnato due minuti su di lei, e poi se la era portata appresso fino al traguardo: mi persi per un istante in una confusa serie di conteggi. Poi le mani del pelato mi strapparono un lamento, avevano smesso di cercare di scaldarmi e si dedicavano a particolari punti del mio corpo, e senza la minima delicatezza.
Bene, pensai, adesso siamo tutte qui, dateci la classifica e andate all’inferno, ma fui di nuovo delusa; incitandoci con qualche spintone e dandosi sulla voce i cacciatori ci portarono lì dove erano le gabbie, in una delle quali era già rinchiusa Milena, sporca di fango da capo a piedi, scossa da un tremito che non prometteva niente di buono e palesemente ancora sofferente per il crampo o lo strappo che la aveva azzoppata.
Magnifico, questo per far capire alle sconfitte cosa le aspetta, pensai, poi mi ritrovai di nuovo in ginocchio e con il cazzo del pelato in bocca, Fabrizia inginocchiata accanto a me pronta a sostituirmi; l’occhialuto aveva rovesciato Arja a pancia in giù su una gabbia e la stava inculando di lena e il quarantenne che aveva catturato Ilary si stava facendo servire con la bocca. Quello che aveva catturato Milena e che probabilmente si era già sfogato con lei si avvicinò alla gabbia e le pisciò addosso.
Mi venne in mente che una piccola doccia calda non poteva essere troppo sgradita e che se fossi finita anch’io lì dentro, ridotta come ero, avrei davvero pregato con fervore il pelato perché mi riservasse lo stesso trattamento.
I cacciatori, uno dopo l’altro, conclusero, e ci fu ordinato di assumere la posizione, lì dove eravamo. Accanto a me, Fabrizia piangeva silenziosamente e io avrei fatto volentieri lo stesso, per il freddo e la fatica, e perché no, per la paura, ma qualcosa mi serrava la gola e avevo l’impressione che avrei fatto meglio a conservare ogni stilla di liquido in vista delle successive prove.
In piedi davanti a noi, i cacciatori si accesero le sigarette e fecero segno al pelato; era il momento.
“E adesso, ordine di arrivo e cerimonia di premiazione”, disse, scatenando un applauso ed una gran risata.

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