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30 Ott

image-Le ragazze mi presero in giro per tutto il viaggio di ritorno, anche perché prima di salutarci il pelato scambiò uno sguardo imbarazzato con l’occhialuto, ne ottenne quello che sembrava un cenno di assenso e mi consegnò un distintivo di quelli da mettere all’occhiello.
“Ecco, ce ne avanzava uno perché Lapo non ha abbattuto la sua preda, ma tu sì, quindi direi che ti spetta di diritto”, mi disse.
“Portalo con orgoglio, sei entrata a far parte di un club esclusivo”, rincarò l’occhialuto.


Già, ma era pensato per la giacca di un uomo, mi dissi, e intanto per prima cosa lo soppesai e lo trovai pesantissimo, poi guardai il disegno. Una mano certamente professionale aveva preparato il bozzetto delle due sagome, e se il cacciatore in piedi, con il fucile tra le braccia, era così infagottato nella mimetica da essere sessualmente neutro, la preda, nuda ai suoi piedi, era inconfondibilmente femmina.
Con il distintivo agganciato alla cinghia della borsetta già facevo abbastanza ridere, ma doveva essere la mia espressione ad attirare le battute. Mi stavo infatti chiedendo chi me lo aveva fatto fare a dire la verità ai clienti, ovvero una cosa che ogni puttana ben educata deve assolutamente evitare, e soprattutto perché stavo pensando non a Cristina, non alle ragazze che erano qui con me, ma, tra tutte, ad Irina, che chissà come si chiamava e che terra toccasse in quel momento, come alla preda che avrei braccato più che volentieri per inquadrarla alla fine in un mirino.
Accettai di buon grado gli scherzi e le battute anche perché segnalavano che se non io almeno loro si erano buttate dietro le spalle quel fine settimana. Anzi.
“Chissà se davvero mi telefonerà, Alberto”, mi disse ad un certo punto Ilary, “non mi dispiacerebbe, deve avere davvero tanti soldi e ormai lo conosco e so cosa gli piace di più. Però se mi vuole da lui io da sola non ci vado”.
Mi sembrava un’ottima idea, a dimostrazione di quanto quelle ragazze fossero in grado di badare a loro stesse.
“E allora, posso contare su di te per portare un’amica?”, riprese Ilary a voce bassissima togliendomi per un attimo il fiato.
E continuò: “Milena non so quanto regge senza ricominciare a pippare, non conosco abbastanza le altre ragazze con cui abbiamo lavorato, mi fido solo di te”.
Mi guardai attorno, nel van che filava verso Roma silenziosamente e senza scosse. Milena smanettava sul telefonino brontolando, evidentemente non trovava una connessione internet decente, Fabrizia e Arja si tenevano per mano e sonnecchiavano; Fabrizia prima mi aveva chiesto se le avrei sparato volentieri, Arja le aveva dato sulla voce e dichiarato che anche lei avrebbe fatto meglio ad arrendersi, quelle fucilate facevano male anche se erano finte.
“Davvero sei arrivata a questo punto?”, risposi un po’ preoccupata.
“Ma certo, mi ha detto subito, quando mi hanno portata da lui dopo la cattura, che aveva insistito per avermi come preda e che voleva rivedermi, solo che lui abita a Torino, non credo che voglia venire a Roma, e se davvero mi chiama mi deve pagare il viaggio, ed anche a te, e pagare anche te, perché ho visto che ti guardava quando eravamo appese alle croci, ieri, e anche oggi nelle gabbie, e se tu non mi aiuti io non ci vado lì da sola, Alberto è stato abbastanza gentile quando mi ha scopata ma si diverte con le donne incatenate e non mi fido tantissimo di lui, e neanche di andare in un posto che non conosco e magari mi fa qualche scherzo strano”.
Ok, ma allora potresti dirgli di venire prima a Roma, magari ci organizziamo, lo possiamo ospitare da qualche parte: lo pensai ma non lo dissi, mi limitai ad annuire e non ci pensai più, ero davvero troppo stanca per combattere anche questa nuova battaglia.

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