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3 Nov

10518986_538046832987802_6751412571975678950_nVa bene, niente suspense: riuscì a non chiamarmi signorina, non a darmi del tu, e così scopammo a lungo, con sudata soddisfazione, dandoci del lei, ed io ero già quasi in orbita per l’uso accorto che aveva fatto di labbra, lingua e dita nel corso dei preliminari quando mi chiese:

 

“Se è pronta, apra di più le gambe, per favore”. Il seguito fu sullo stesso tono ed io mi adeguai, e tra gemiti e grugniti intrecciammo una conversazione forse un po’ surreale ma che non ci impedì di raggiungere lo scopo. Si dimostrò un amante esperto e premuroso, e io avevo un bel pregarlo di venire stando sotto o sopra di lui, ogni volta si tratteneva il più a lungo possibile per prolungare il mio piacere
Alla fine si rese conto che dopo essere venuto tre volte non ce l’avrebbe più fatta e mi chiese con molta gentilezza di fermarmi. Dovette ripeterlo più volte, perché io ne volevo ancora e non riuscivo a smettere di baciare, carezzare e coccolare il suo uccello per riportarlo in vita.
Lo lasciai solo quando mi disse: “Per favore, si fermi, mi fa un po’ male”.
Non gli chiesi scusa ma mi fermai e mi godetti il suo sorriso e poi il suo abbraccio.
Vorrei aggiungere che nonostante questa sua impossibilità di darmi del tu e di chiamarmi per nome si comportò più che correttamente anche in quel momento.
Vedete, io ho sempre detestato quelli che, dopo, mi chiedono se mi è piaciuto: se non te ne rendi conto mentre sei dentro di me significa che a me non ha assolutamente pensato, e Pierluigi evitò quell’errore, come evitò di affermare che era stato bello, fantastico, meraviglioso, e di dichiarare che ero stata brava.
Restammo in silenzio, per riprendere il controllo dei nostri corpi, ed io mi riempii le narici dei nostri odori che mi sembravano inestricabilmente intrecciati. Altri punti per lui: non si agitò, non cercò sigarette, telefonino, gomme da masticare o qualsiasi altra cosa e rispettò i miei tempi.
Mi alzai un po’ su un gomito per non pesargli addosso e sorrisi quando mi disse: “Naturalmente lei resta a dormire”.
In realtà di dormire non avevo ancora nessuna voglia.
“Solo se mi promette che domani mattina ricominciamo”, risposi.
Pierluigi sorrise e indicò col mento un elegantissimo orologio a pendolo appeso alla parete davanti al letto. Strizzai gli occhi nella luce ovattata e mi resi conto che segnava quasi le sei.
“In realtà e già domani mattina, e alle sette arriva l’impresa di pulizie, e subito dopo l’altro personale, ma non si preoccupi, farò in modo che non la disturbino”.
“Posso resistere ad una notte in bianco se può resistere anche lei”, replicai, “facciamoci ancora compagnia”.
Per tutta risposta mi baciò e mi dedicò una lunga carezza che scese dal seno alla fica. Tenne per un istante la mano lì, poi cercò di nuovo, con due dita, la strada dentro di me; mi fece sobbalzare, e non per il dolore.
Gli occhi socchiusi, strinsi le gambe per sentirlo meglio.
“Si distenda e chiuda gli occhi, starà più comoda”. Le sue dita erano gentili ed abili, quasi femminili, sapeva cosa toccare e come.
“Non vorrei farle male, lei è molto profonda ma è stretta, la prego di dirmi se c’è qualcosa che non va”.
Involontariamente cominciai a muovermi, il respiro si accelerò, il cuore prese a battermi più in fretta.
“Direi che va bene così, si lasci andare”.
Non era proprio quello che volevo, volevo che durasse ma non riuscii a resistere, e quando venni e aprii la bocca per urlare lui me la tappò con la sua.

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