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7 Nov

Forain_-_Le_clientIn epoche meno politicamente corrette venivano chiamati mongoloidi, per il taglio degli occhi che ricordava quello dei discendenti di Tamerlano e Gengis Khan. Uno di loro abitava nel palazzo di nonna ed aveva più o meno la stessa età di mio padre che mi confessò una volta che vederlo gli

 

 

 

faceva una certa impressione: probabilmente gli ricordava che alla lotteria genetica avrebbe potuto capitare a lui di pescare quel tipo di biglietto.
Lo ricordavo anch’io, piccolino, con la pancetta, che si muoveva ondeggiando, parlava come un bambino di dieci anni e dava del tu a tutti, e mi chiedevo come avrei reagito a farci sesso, e come avrebbe reagito lui.
Quindi fui sorpresa. Accompagnato da Pierina, che era una bella signora sulla quarantina, elegante e slanciata, Massimo si rivelò un ragazzone biondo, dal fisico robusto e soltanto gli occhi azzurri un po’ all’insù segnalavano qualcosa, ma solo a chi già sapesse la verità.
Mi strinse la mano con fermezza e mi salutò molto educatamente, esprimendosi senza difficoltà, ed attese che lo invitassi ad accomodarsi per sedersi accanto alla zia sul divano.
Pierina spostava lo sguardo da me a lui, e finalmente ruppe il ghiaccio.
“Questa signorina può aiutarti a risolvere il tuo problema. Come la trovi?”, gli chiese.
“E’ molto bella, zia. Davvero può guarirmi”?
Dovevo dire qualcosa.
“Perché non mi spieghi di cosa si tratta? Io non sono un dottore, non mi occupo di malattie”.
Massimo guardò Pierina, e lei guardò me. Avevo forse fatto un passo falso? No, perché lei incoraggiò il nipote a rispondere: “Come lo hai detto a me, dillo a lei, coraggio”.
Lui corrugò la fronte per lo sforzo di concentrarsi.
“La notte dormo male, qualche volta mi sveglio tutto sudato e bagnato come quando facevo la pipì a letto ma ormai è tanto che non lo faccio più. E altre volte mi sveglio la mattina e mi fa male qui”. Con un gesto pudìco si indicò l’inguine. “Mamma dice che è una malattia e che devo pregare. Le ho risposto che se sono malato ci sono i medici, e lei ha detto che pregava per me”.
“Ti fa solo male?”, chiesi. In realtà avevo un paura di tirare troppo la corda ed in un lampo mi venne in mente il dottor Cavalletti e la sua idea di reclutare delle sex worker per dare sollievo ai diversamente abili, ma ormai anch’io mi ero buttata.
Non mi aspettavo la sorpresa di Massimo, ma la risposta più o meno sì.
“Non l’ho detto a nessuno, mi vergogno, ma qui, ecco, il cosetto della pipì diventa diverso, batte e pulsa, e allora io devo andare in bagno e buttarci sopra l’acqua fredda e così passa tutto. E’ grave, signorina?”, mi chiese con un’espressione molto adulta.
Qui c’è bisogno di una buona lezione di educazione sessuale, prima di cominciare a fare sesso, decisi. Cercai di mettermi più comoda ma era meglio che mi alzassi in piedi.
“Ecco, Massimo, in realtà il cosetto non serve solo a fare la pipì. Non lo sapevi?”
“E a cosa altro dovrebbe servire?”, mi chiese perplesso.

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