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9 Nov

rojan5Dopo averlo visto nudo, dimenticai completamente che era una persona diversamente abile: un fisico solido, palestrato quanto bastava, un corpo perfettamente proporzionato, ed un uccello di ragguardevoli dimensioni, anche in posizione di riposo.
Lo avevo spogliato io, molto gentilmente, nella stanza che ormai le ragazze non usavano più, ed avevo abbattuto le sue resistenze ricordandogli che stavamo giocando ai fidanzati, ed i fidanzati fanno queste cose.
Mi guardava con una luce particolare negli occhi appena obliqui, e seppi che era mio.

 


“Adesso mi spoglierò per te, perché sei bello e vederti così mi piace”.
“Davvero ti metterai nuda? Io non ho mai visto una donna nuda”.
Non potevo crederci, la prima cosa che fanno gli adolescenti che mettono le mani su una connessione internet è proprio cercare le donne nude, lo dicono tutti i sondaggi.
“Mamma non vuole che io uso internet”.
Meglio così, non avrebbe avuto strani parametri, tipo tettone rigonfie e clitoridi enormi e inturgiditi; per me era lavoro, anche se pro bono, visto che Pierina di soldi non aveva parlato, e se pure mi sentivo in forma non avevo la minima intenzione di lasciarmi coinvolgere. E comunque Massimo sembrò apprezzare il mio piccolo spogliarello, e quando mi piazzai davanti a lui completamente nuda, le gambe un po’ aperte e le mani sui fianchi, mi meritai i suoi più sinceri complimenti.
“Sei molto bella, se lo racconto non ci credono che ho una fidanzata così bella”.
“Bene”, risposi, “ragione in più per non raccontarlo. Hai promesso, ricordi”?
“Certo che mi ricordo, e mantengo sempre le promesse. E adesso cosa si fa? Il cosetto non mi fa ancora male”.
Forse non gli faceva male, ma era più grosso di cinque minuti prima.
“Mettiti sul letto e vediamo cosa posso fare per te e per il tuo cosetto. Ti ho promesso che non ti farò male ed anche io mantengo sempre le mie promesse”.
Molto ben educato, obbedì senza una parola, ma ebbe un piccolo gesto di sorpresa quando mi chinai per prenderlo in bocca. Avrei dovuto aspettarmelo e spiegargli cosa stavo facendo, ma trovandomelo davanti agli occhi non riuscivo assolutamente a considerarlo un verginello completamente inesperto.
No, in realtà, dopo un minuto di baci e leccate era entusiasta e non avrebbe mai voluto che mi fermassi. Me lo disse sempre molto educatamente, ma lasciando trasparire la delusione.
“E’ diventato grande ma non mi fa male, anzi, è bellissimo. Perché ti sei fermata? Per favore, continua”.
“Questi si chiamano preliminari”, risposi, “hai già dimenticato quello che ti ho detto prima, mi pare”.
Lo tenevo ancora stretto tra le dita, altrimenti si sarebbe immediatamente smontato, almeno a giudicare dall’espressione contrita con la quale mi guardò.
“Scusami”.
“Va tutto bene”, risposi, “e adesso non vorresti fare tu qualche preliminare a me”?
“Davvero posso? Ma io non so cosa fare: non posso fare quello che fai tu a me perché tu hai la cosina e non il cosetto”.
“Ci sono tante coccole che puoi farmi, comincia ad abbracciarmi e poi ti guido io”.
Abituato com’era all’obbedienza ed alla disciplina, Massimo non si tirò indietro davanti a nulla. Solo, ogni tanto mi chiedeva se potevamo finalmente fare l’amore, perché, pare, ricominciava e sentire qualcosa che assomigliava al dolore.
“Solo che è molto gradevole, un po’ come prima, quando lo facevi tu a me, il preliminare”.
E sia, era il momento. Lo feci finalmente accomodare su di me, aprii e piegai le gambe e lo guidai dove doveva andare, controllando senza parere che il preservativo fosse al suo posto.
“Comincia a muoverti, avanti e indietro, per adesso lentamente. E per favore reggiti bene sulle braccia, non abituarti a schiacciare la tua fidanzata”.
Grande e duro come era me lo trovai dentro fino in fondo, poi di nuovo tutto fuori: Massimo fece una smorfia di frustrazione, io incoraggiai e lo sentii di nuovo scivolare dentro di me, e finalmente prese il ritmo. Concentratissimo, gli occhi chiusi e le labbra serrate ad un palmo dal mio viso, cercava di capire cosa stesse provando.
“Amore, prendi l’abitudine di parlare, in questi momenti”, provai a dirgli, “dimmi qualcosa, dimmi che ti piace, dimmi che sono bella, dimmi se vuoi che mi muovo di più”.
Continuando a spingere mi chiese se davvero potevo muovermi sotto di lui, e quando gli dissi di sì, mi pregò di farlo, per fargli capire come fosse possibile; e quando cominciai improvvisamente si irrigidì, cacciò un urlo e mi cadde addosso, e per fortuna che il materasso era abbastanza morbido e riuscii ad assorbire il colpo.

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