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11 Nov

135726258-266c8081-6d89-461b-b0c8-b2f299d029b7Come previsto, Pierina si è limitata a ringraziarmi, un po’ meno calorosamente di suo nipote per la verità, ed a promettermi vagamente di farsi sentire per qualche lavoro; me lo aspettavo, una cosa del genere o si fa gratis o non si fa.
Non ho tutta questa voglia di lavorare, voglio piuttosto godermi la docilità di Cristina e la sua completa devozione. Una mattina prima di andare a fare la spesa le ho messo il collare e l’ho incatenata nell’ingresso, e quando sono tornata lei mi ha fatto le feste come una cagnolina affettuosa

 

e mi ha detto che si è tanto divertita, e se possiamo rifarlo e se magari può stare tutto il giorno così; per divertita intendeva eccitata, sentivo il suo odore, e allora le ho detto che sì, poteva stare così fino alla sera, e poi le ho ordinato di accarezzarsi e venire e lei mi ha dedicato un orgasmo lungo e dolce, sussurrando in continuazione il mio nome, sdraiata sulla schiena a gambe larghe sul marmo gelido della sala da pranzo.
Oggi vorrei giocare ancora con lei, e invece ecco quello che non ti aspetti: il telefono che squilla praticamente all’alba, Cristina che ancora dormendo mi stringe e affonda la faccia tra i miei seni e brontola, ed una voce giovane e squillante che mi sembra di conoscere ma che non riesco ad inquadrare.
Poi finalmente capisco con chi sto parlando: Roberto, per il quale sono stata un regalo di compleanno gradito ma non troppo. Ci arrivo quando, dopo un paio di banalità, viene al sodo e mi chiede se ho davvero pronta per lui quella trans che gli avevo promesso.
D’accordo, ma lui vive in Svizzera, e per di più in un collegio esclusivo: come si fa?
Si fa, risponde, perché in questo momento è a Roma.
“Papà sta facendo il suo solito viaggio nel sud est asiatico a caccia di ragazzine, io ho a disposizione il suo appartamento in centro. Vi mando l’autista, combina e richiamami quando vuoi, ma che sia per stasera”.
Ho bisogno di un piano e per dare un ordine alle idee non c’è che da mettere al lavoro Cristina: una leggera carezza sulla nuca e lei, tirato indietro il piumino d’oca, si accovaccia tra le mie gambe. Labbra, lingua e denti, e intanto i muscoli si sciolgono ed il cervello vola leggero, e prima ancora di venire so cosa fare, e quando vengo ho un gran sorriso sulle labbra che Cristina bacia contenta, facendomi sentire il mio stesso sapore.
Manuela, chiamata ad un orario un po’ più decente, dopo doccia e colazione servitami da Cristina che oggi, un po’ per capriccio e un po’ per scaramanzia ho fatto vestire da collegiale, con una camicetta bianca ed una gonna lunga sotto al ginocchio ma senza biancheria, si dichiara immediatamente disponibile.
“E’ un po’ che non si batte chiodo, i miei cari padri di famiglia si limitano a farsi mettere un dito nel culo dalle mogli, mi sa, va bene a qualsiasi prezzo, non ti preoccupare”.
Richiamo Roberto e mi accorgo che sarà anche pieno di soldi, simpatico e intelligente, ma deve ancora imparare: quando gli dico che la mia amica trans è impegnatissima ma che per mille euro si libera e sarà disponibile per tutta la notte lo sento tirare un sospiro di sollievo e poi dichiara che si aspettava di dover pagare di più, e ovviamente per me la stessa tariffa. Niente male: meglio non essere avida, io non ho bisogno di tutto questo lavoro ma Manuela ha una bella occasione.
Quando la avverto che è confermato e le dico la marchetta lei fa addirittura uno strilletto di gioia.
“Vuoi che ti raggiungo a casa e scopiamo, per cominciare la serata? Ho voglia di te”.
No, grazie, non è il caso, Cristina è disposta a fare tutto quello che le chiedo ma questo mi sembra eccessivo.
Ultimi accordi: non ho voglia di far sapere ai clienti dove abito, e neanche Manuela, prendiamo appuntamento alla fermata della metro del Circo Massimo e ci faremo venire a prendere lì, e ci consultiamo sull’abbigliamento: Manuela deve essere femminile al massimo, e saremo entrambe elegantissime, fa un freddo cane e quindi calze, culottes, abiti lunghi, ed io mi sforzerò di farmi star bene il visone biondo di mamma che a lei arrivava fino ai piedi ed a me si ferma sugli stinchi.
Poi Cristina: lo propongo come un gioco e lei lo accetta felice, di nuovo alla catena, una caraffa per l’acqua ed una bacinella per i bisogni, e guai a lei se quando ritorno al mattino dopo trovo sporco, se invece avrà fatto la brava sarò molto contenta e mi comporterò di conseguenza.
La lascio felice con un asciugamano da spiaggia per coprirsi se sente freddo e non mi asciugo dalle mani la saliva che ha lasciato leccandomele riconoscente, e durante il viaggio in metro mi chiedo se mi sto comportando bene con lei, e cosa davvero provo per questa ragazza quando le accarezzo e bacio le cicatrici, ormai sottili e quasi sparite, e ne ricevo sospiri e ringraziamenti.
Concentrata come sono, non solo quasi dimentico di scendere alla fermata giusta, ma non mi rendo conto che, truccata e impellicciata, in questa sera gelida, nella metro sono decisamente fuori posto. Me ne accorgo quando scendo e devo fronteggiare un tizio male in arnese che non è che vuole un euro per il caffè, ma tutta la mia borsetta.
Quasi mi dispiace per lui: ho affrontato sadici di vario genere, mi hanno addirittura braccata come una bestia e sparata alla schiena, questo per me è uno scherzo e con dodici centimetri di tacco a spillo gli inchiodo un piede sul pavimento, ed è lui che scappa zoppicando.

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