950

12 Nov

MG_8563_CTS_464089802_CTS-CM-640x426Manuela è ancora più bella stasera, le guance lievemente arrossate dal freddo, anche lei con una bella pelliccia – “Finta”, dice, “non me la posso permettere vera come la tua, è meravigliosa” – un abito scuro che le arriva fino ai piedi dal quale spuntano le decolté nere e sottili.


Dice che mi ha visto alle prese con quel tipo e che ha avuto paura e non se l’è sentita di intervenire, e che adesso è eccitatissima e che ha voglia di me.
“Lo so che siamo qui per lavorare, ma davvero non possiamo proprio ritagliaci una scopatina? Per favore”.
Non faccio in tempo a risponderle: davanti a noi si materializza un uomo di mezza età, senza cappotto nonostante il freddo, correttamente vestito di scuro, e contemporaneamente squilla il mio telefonino: è Roberto, che mi prega di seguire Flurin che ci porterà a destinazione.
“Prima di tutto, un buon ristorante, vi aspetto lì”.
Che razza di nome è Flurin? Che cosa ha in mente Roberto?
Bene, Flurin è uno svizzero romancio e parla un ottimo italiano con un accento che sembra bergamasco, figuriamoci, e Roberto ci vuole offrire la cena in uno dei migliori locali di Roma, a dispetto dell’aspetto dimesso e del luogo, nel bel mezzo della Chinatown capitolina.
Ci aspetta sulla porta, ci saluta correttamente stringendoci la mano e fa un sorriso a Manuela che sembra se la stia scopando lì sul marciapiede; anch’io mi merito un calorosissimo buonasera: le premesse sono ottime.
Come ottimo è il seguito: Roberto è elegantissimo, come se si aspettasse da noi quello che non ci aveva chiesto, in un doppiopetto scuro palesemente di sartoria, e la cena è magnifica, i piatti sono semplicissimi, cacio e pepe e scaloppina ai funghi, ma preparati in maniera eccellente e innaffiati da un Cesanese del Piglio che più che bere si assorbe lentamente sulla lingua per il gusto che lascia.
Roberto, o più probabilmente suo padre, deve essere un cliente ben conosciuto dal momento che i camerieri ci ronzano intorno e sembrano addirittura anticipare le nostre richieste ed i nostri desideri.
Flurin non ho idea di cosa abbia fatto ma quando siamo usciti si è fatto trovare pronto, lo sportello aperto della berlina nera, per somma raffinatezza non tedesca ma francese, nella quale c’è abbondantemente spazio per tre.
“A casa”, dice Roberto, e poi quasi si strozza perché Manuela gli ha preso la mano e se la è portata tra le gambe.
Cominciato bene, continuato meglio.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: