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14 Nov

R0079863_CTS_464089841_CTS-CMRicomincia con me, perché ha detto che vuole provare tutto, ma proprio tutto. E allora, sotto gli occhi attenti di Manuela e dopo che si è accomodato sul divano mi inginocchio tra le sue gambe e mi dedico all’uccello che l’altra volta era così riluttante a risorgere dopo una scopata.

 


Stasera le cose vanno diversamente: siccome non credo di essere diventata più bella o più brava, e lo sento gonfiarsi rapidamente tra lingua e palato, ne attribuisco parte del merito alla presenza di Manuela che non si limita a guardare ma ha preso a carezzarsi tra le gambe e sta a sua volta sfoderando nuovamente il suo cazzo pronto all’uso.
Interrompo il pompino per guardare il cliente in faccia e chiedergli cosa vuole adesso: lo guardo dal basso in alto, ci metto il necessario accenno di sottomissione ed obbedienza, la promessa che qualsiasi cosa mi chieda sarà esaudita e ne ho in cambio uno sguardo molto serio che si allarga poi in un sorriso.
Mi fa alzare in piedi e sedere sul suo grembo, ed io mi impalo molto lentamente, le sue mani sui fianchi, Manuela che si è spostata alle mie spalle ha impugnato il cazzo che mi sta penetrando e lo tiene ben fermo fino a che non è tutto dentro di me.
“Muoviti, molto piano, da brava”, mi chiede Roberto; poi mi chiede di muovermi più in fretta e quasi faccio la frittata, rischio addirittura di cadere all’indietro e per fortuna che ci stavo attenta. Ma sono incredibilmente già stanca, non ho più nessuna voglia di fare questa marchetta, mi piacerebbe mettermi da una parte ed ammirare Manuela in azione.
Naturalmente non si può, Roberto vuole finire anche la seconda ed io mi metto di spalle e me lo infilo ancora più lentamente nel culo, adesso ho Manuela davanti che mi punta contro il seno ed un meraviglioso sorriso. Ricomincio a muovermi e sento le mani del cliente sui fianchi che mi accompagnano, cerco di fare più in fretta e mi fermano.
“Voglio restare un po’ dentro di te, mi piace tanto”.
D’accordo, ogni suo desiderio è un ordine, ma comincio a sentire un dolorino lì dove il suo cazzo spinge, senza voltarmi gli chiedo se posso farlo finire, se vuole che mi inginocchi di nuovo davanti a lui, e la risposta mi toglie il fiato.
“No, resta ferma, voglio accarezzarti un po’ prima”, ed immediatamente alle parole fa seguire i fatti, le mani che si staccano da me, due dita che percorrono le grandi labbra, entrano dentro di me e cominciano a muoversi. Mi manca un po’ il fiato per questa carezza: è semplicemente una reazione meccanica del mio corpo e non me ne vergogno, chissà se Roberto si accorge che non sto fingendo.
“Fai più piano o non riuscirò a restare ferma”, riesco a dirgli, ma lui non se ne dà per inteso. E’ il tocco di una mano esperta, chissà dove ha imparato, che cerca i miei punti più sensibili e mi toglie il respiro per poi acceleramelo, e comincio a contrarre il ventre attorno alle sue dita ed il buco del culo attorno al suo cazzo, e poi tutto finisce, Manuela mi bacia e Roberto viene subito dopo di me.
Finalmente ricomposto ed almeno in parte appagato, Roberto ci ha offerto whisky, cognac, vodka. Abbiamo accettato un venerabile barbaresco che forse avremmo dovuto lasciar respirare per un paio d’ore, ma già così è splendido. Ci ha pregato di non coprirci, e d’altronde anche lui è rimasto nudo, ed a guardarlo bene mi è sembrato meno sgraziato dell’altra volta, forse con un po’ più di muscoli sulle ossa e l’atteggiamento più sicuro.
Mi bagno le labbra col vino e lo spettacolo di due più che dignitosi uccelli penduli stimola improvvisamente la mia fantasia: voglio bere questo nettare in maniera un po’ particolare e certamente adatta alla circostanza.
Roberto non esita neanche per un istante, Manuela si adegua alla volontà del cliente e per di più scambia con lui un sorriso d’intesa, che mi esclude improvvisamente e altrettanto improvvisamente me la fa odiare per un istante: è la complicità tra chi ha il cazzo tra le gambe e per questo si considera superiore.
Inghiotto l’ondata di odio assieme alle prime gocce di vino che colano dall’uccello di Roberto: è ancora più buono.
Passo a quello di Manuela, che mi dedica uno sguardo diverso: desiderio, sicuramente, e non capisco bene cos’altro; non ha importanza, succhio anche da lei. Roberto ride, lo sento, Manuela no, anzi, mi dice “brava”.
Basta così poco: non la odio più, anzi mi sento sciogliere dentro un gran nodo, di affetto e desiderio, voglio di nuovo quel cazzo che sento gonfiarmisi in gola dentro di me, adesso; lei se ne accorge e mi mette una mano sulla nuca, ma solo per accarezzarmi i capelli, prima di invitarmi gentilmente a pensare anche a Roberto.
Così, un sorso da uno, un sorso dall’altra, svuoto due bicchieri per ritrovarmi un po’ allegra e con due cazzi solidamente eretti davanti agli occhi. Non ho bisogno di chiedere cosa vogliono fare: Manuela provvede ai preservativi prima di sdraiarsi sul pavimento, cazzo in alto, io mi distendo sul suo corpo e mi impalo su di lei, Roberto mi viene addosso e mi incula con gentilezza.
Mi sento improvvisamente strana con due cazzi dentro. Manuela resta ferma, Roberto spinge gentilmente e così sono io a scoparmi lei, schiacciata sotto di me, e sento l’uomo respirare forte sul mio collo, vedo Manuela che sorride e muove le labbra per dirmi senza parole che le piace, forse che mi ama, certamente che mi vuole. E allora la bacio, e Roberto mi morde il collo e viene senza preavviso, e viene anche Manuela, e certamente non l’aveva previsto.
Ci disincastriamo con qualche fatica, ma io non ho ancora finito di lavorare.
“Resta lì, accarezzati e vieni per noi”, dice Roberto. Io obbedisco, ma lui non si limita a guardare, e con una mano accarezza gentilmente l’uccello di Manuela, con l’altra si masturba con più foga, e insomma, con tutta la mano nella fica vengo, e di nuovo non fingo, e poi sono io a dover di nuovo guardare Manuela che lo incula piegato in due sul bracciolo del divano, e poi Roberto che le ficca il cazzo in bocca e viene con un ultimo grido, e davvero non ce la fa più.

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