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17 Nov

henri-toulouse-lautrec-rue-des-moulinsChicca sembrava abbastanza contenta di vedermi; dopo la serata omerica dai ricconi mi aveva telefonato un paio di volte per ringraziarmi e salutarmi, ma sentivo che ancora in qualche modo ce la aveva con me per via di mio fratello che la aveva sedotta e abbandonata, figuriamoci.
Memore delle lezioni di Elena, avevo portato in una piccola borsa tutto quello che avrei indossato sul lavoro: Chicca era elegantissima, forse troppo, con un abito corto e morbido che metteva in evidenza le gambe e consentiva di sorvolare sui seni piccoli come e più dei miei e sui fianchi quasi

 

inesistenti ed io mi congratulai con me stessa per aver afferrato quasi al volo dall’armadio il piccolo abito nero che mi fascia e che quando mi seggo si alza fino al filo delle chiappe: completato con perizoma e autoreggenti ed accompagnato dalle chanel nere mi faceva fare la mia figura.
Chicca, nelle chiacchiere del primo pomeriggio, mentre ci facevamo il caffè, per prima cosa mi confermò la mia opinione; Catia aveva agganciato un ragazzotto il mese scorso, più o meno, una sera che prima di tornare a casa si erano fermate a prendere l’aperitivo, e il problema è che lui non ha la minima idea di che lavoro faccia lei, e viceversa, però lei è contentissima, lo vede una volta a settimana, si fa scopare alla grande, o almeno così racconta, e il giorno dopo è veramente in gran forma.
Contenta lei.
Io ho ricambiato raccontandole della battuta di caccia dei ricconi, e non è stata una buona idea. Come i bambini, Chicca capisce solo quello che vuol capire, nella specie la magica somma di ventimila euro, da aggiungere ai diecimila della notte al palazzo vestita da servetta achea, e tutto il resto, la fatica, il freddo, l’umiliazione, la paura è come se non fosse mai stato detto.
E alla fine mi tirò anche la stoccata: “Quelle ragazzine, ci devi stare attenta, per roba del genere si può andare in galera, basta che qualcuno si vanta, le voci corrono”.
Non c’era bisogno di farmi preoccupare di più di quanto già non lo sia, grazie. Avrei potuto ribattere ricordandole che aveva un mese di ritardo con l’affitto e sottolineando che qui dentro faceva un freddo cane, cos’è, doveva risparmiare sulla bolletta del gas, ma ho preferito lasciar perdere, anche perché io in teoria non dovrei saperne niente, ricordate il complesso meccanismo societario messo in piedi dal commercialista del fratellone?
La mia docilità aveva un po’ smontato Chicca, che si limitò ad estorcermi la promessa di farla convocare dai ricconi per la prossima volta che mi chiamano: aspetta e spera, pensai, io non ho intenzione di aver di nuovo a che fare con loro, non ho certamente bisogno di soldi, e al massimo mi piacerebbe davvero fare la cacciatrice ma non ho intenzione di pagare per farlo, è poi un gioco che potrò fare gratis con Cristina al paesello, basta che mi accontenti di giocare in casa, dalla cantina al sottotetto, un po’ come fecero Paola e Silvia con me.

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