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19 Nov

vettriano55dcfb79f5b8tDetto, fatto. Chicca ancora scuoteva la testa, ma sono scesa in strada, ho fatto loro segno di ripararsi nel portone e le ho fatte parlare.
Per prima cosa, sono italiane; per seconda, sono molto carine e molto giovani, ma se vanno in albergo devono essere maggiorenni; per terza, non sembrano interessate a chiacchierare ma è solo una tattica, anche perché sono sorprese di vedermi lì accanto a loro.
Quarta: sono stanche, infreddolite e puzzano un po’ di sudore, non hanno certamente la possibilità di

 

 

lavarsi, in quella stanza della pensione, e cedono davanti all’offerta di un caffè e di un po’ di riparo.
Sono anche più cordiali di Cristina la prima volta che la incontrai, ma quello che ci raccontano va pesato col bilancino del farmacista: non sono sicura che sia tutta la verità.
Insomma, ovviamente lavorano con il portiere della pensione, anzi con i due portieri, perché c’è anche quello di notte, che prendono la metà e qualche volta, come immaginavo, le fanno salire in camera da qualche cliente con voglia di spendere.
Altrettanto ovviamente, non si divertono per niente ma hanno bisogno di soldi: una ha venti anni, una figlia di quattro affidata ai nonni e vive in un vecchio palazzo occupato e fatiscente, da sei mesi il negozio dove lavorava ha chiuso e insomma, sappiamo come vanno le cose.
L’altra di anni ne ha ventidue, arriva addirittura da Rovereto e chissà cosa pensava di trovare a Roma: quello che ha trovato è stato un amore finito male, un lavoro perso e l’affitto del monolocale in periferia da pagare.
Hanno risposto ad una inserzione che cercava genericamente persone di bella presenza per attività di pubbliche relazioni; nessuna violenza, nessuna coercizione, ed hanno detto va bene dopo averci pensato su qualche secondo, e adesso ogni giorno si fanno più o meno dieci clienti ciascuna, e alla fine si trovano con duecentocinquanta euro, le gambe un po’ gonfie e il sapore del cazzo del portiere in bocca, che conclude la loro giornata di lavoro con un pompino. Qualche volta, se sono fortunate, sottolinea Antonella, la romana, le mandano da qualcuno che ha anche il bagno nella camera, e sono altri cinquanta euro e la possibilità di lavarsi un po’.
“Noi non sapevamo che qui lavoravate voi”, si scusa la ragazza di Rovereto, che ha detto di chiamarsi Susanna, “non volevamo darvi fastidio”.
Bene, e adesso che si fa? Questa è una cosa che una puttana non può risolvere da sola, Chicca è nervosissima e mi dice che se arriva un cliente quelle due devono sparire e anche io sono un po’ preoccupata, questi due tizi che le sfruttano molto probabilmente lo sapevano che qui c’era una casa di appuntamenti e se non vedono tornare le ragazze potrebbero avere la bella idea di venire a cercarle.
“Allora, voi avete bisogno di soldi, noi anche. Possiamo metterci d’accordo”.
Chicca ha un’espressione perplessa, io penso ai seicento euro incassati di cui non ho certamente bisogno, almeno in questo momento, e cerco disperatamente di inventarmi qualcosa: la mia maledetta voglia di salvare il mondo che viene di nuovo fuori, ed anche, improvvisa e fortissima, la voglia di fare sesso con Susanna, che ha i capelli rossi, le lentiggini ed un seno ancora più grosso di quello di Cristina. Lei se ne accorge da come ho cominciato a guardarla, sorride un po’ triste e dichiara che no, le donne le fanno schifo, e si fa schifo anche da sola, per favore, non ci devo neanche pensare.

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