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20 Nov

Agelou22Una puttana non può risolvere il problema di Antonella e Susanna, ma una poliziotta sì. Paola è sempre sul pezzo e mi assicura che in mezz’ora Lorenzo sarà lì e si occuperà di mettere un po’ di paura al portiere di giorno o a quello di notte, meglio ancora a entrambi, perché no, ma adesso le ragazze devono andar via, ha ragione Chicca, e riprendere a lavorare come se niente fosse.
“Lì fuori piove e fa freddo, non ho per niente voglia di uscire”, dice Antonella, e la discussione viene immediatamente troncata dal citofono che prende a ronzare.
Chicca risponde, la sento dire “certo amore”, ed apre il portone. Poi si volta e ci guarda

 

quasi con odio.
D’accordo, le dico, noi ci ritiriamo nella stanza privata, quando c’è via libera le riaccompagno giù, non preoccuparti e buon lavoro; la cosa la rassicura un po’, abbastanza per farle indossare il sorriso d’ordinanza per accogliere il cliente.
Nella stanza è tutto in ordine, ma c’è qualcosa che un po’ stona e ci metto qualche istante a capire di che si tratta, mentre Susanna e Antonella si accomodano in silenzio sull’orlo del letto. Anche qui, adesso, c’è un grande specchio sulla parete e sì, credo che ormai le ragazze usino anche questa stanza per lavorare, e non mi sembra una buona idea.
Susanna mi guarda dal basso in alto e sta per dire qualcosa quando Chicca spalanca la porta, nuda e bella, finalmente sorridente.
“Abbiamo uno spendaccione, vuole un’altra ragazza. Falle uscire e spogliati, la giornata si chiude bene”.
No, non ho nessuna voglia di farla, questa marchetta.
“E’ un’ottima occasione per mostrare quello che sapete fare”, e mi rivolgo alle ragazze che hanno sgranato gli occhi, “chi di voi due vuole lavorare? Io direi che dovresti andare tu”. L’invito è per Antonella, dal momento che un’altra rossa probabilmente è di troppo.
Antonella si alza in piedi e risponde timidamente che una cosa del genere non l’ha mai fatta e non saprebbe da che parte cominciare, ma Chicca spazza via ogni dubbio.
“Va bene, sbrigati a spogliarti, ci vuole vedere nude prima di cominciare. Niente lesbo, neanche per finta, e non ti preoccupare, ti dirò io come comportarti, per cento euro puoi fare uno sforzo”.
Soggiogata, la bruna si alza e si libera in fretta dei vestiti: peccato, nuda è meno attraente, ha il seno un po’ cadente e la cicatrice del cesareo che si intravede tra un ciuffo disordinato di peli nerissimi.
“Tieni gli stivali”, le suggerisco, “e prima di cominciare fatelo venire in bagno con voi e fatelo guardare mentre lei si lava”.
“Va bene, va bene”, dice Chicca, “hai sempre un’idea nuova, e magari gli chiediamo un supplemento per lo spettacolo, la lavo io così sembra che siamo lesbiche, questo mi ha già chiesto una volta di vedere un sessantanove ma quel giorno Andrea non poteva lavorare”.
“Io non sono pronta per quello”, dice Antonella uscendo; Chicca si chiude la porta alle spalle e non sento la sua risposta, ma posso immaginarla: neanche io farei un sessantanove con una ragazza raccolta dal marciapiede mezz’ora prima.

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