959

21 Nov

images-vernice-fresca-201311181553-000625-f1000x768O forse sì: non desideravo Susanna? Che si alza in piedi e si avvicina così tanto da toccarmi prima di dirmi che insomma, sono gentile, e se proprio voglio posso averla, qui e subito, solo che se può vorrebbe tenere gli occhi chiusi.
Naturalmente no, non la voglio così. Solo che, maledizione, adesso non posso più mandarla fuori di casa, lo prenderebbe come una punizione, e allora sia, apro uno spiraglio della finestra ed accendo una sigaretta per ingannare il tempo.
“Sei strana”. Susanna fa un passo

 

indietro, mi chiede una sigaretta e mi parla senza un accento riconoscibile, deve aver studiato per ottenere la neutra inflessione di un’attrice. “Se conosci gente importante potevi semplicemente mettere paura ai nostri protettori e noi saremmo sparite. Perché dividere la torta con noi”?
Perché? Perché non posso sopportare l’idea di due donne trattate come loro, per non parlare di tutte le altre che ho incontrato ed anche di quelle che non ho incontrato. Ma è una cosa che non si può spiegare ad una sconosciuta puttana con i capelli rossi che con la scusa del caldo ha tolto il giubbotto e messo in mostra una scollatura che mi sembra da un minuto all’altro sempre meglio riempita. Mi limito a risponderle che qui ce ne è per tutte e che tra donne in questo mondo di uomini ci vuole solidarietà.
“E adesso mettiti comoda, il tuo protettore sta per passare qualche brutto momento, e poi starà a te decidere cosa fare della tua vita”.
Susanna non mi ascolta, fa qualcosa e resta nuda dalla vita in giù, gli shorts ammucchiati in un anello di stoffa attorno alle caviglie.
“Ancora sicura che non mi vuoi”?, quasi mi provoca. “Ho visto come guardavi Antonella, io sono più bella di lei”.
Sì, sono sicurissima, e sì, sei molto bella, rispondo, e sei stai più comoda così, fai pure, e magari posso convincere la mia amica a lasciarvi fare una doccia prima di andare via, acqua calda e sapone li offriamo noi; mi è scappata perché Susanna si è liberata anche di maglione e reggiseno, e adesso è splendida, con le tette ancora più grosse e più sode di quello che sembrava, ma emana un profumino non proprio gradevole.
“Te ne sei accorta? Lì non c’è il bagno in camera, e comunque non potremmo usarlo perché si va sempre di corsa, e oggi un cliente puzzava da far schifo e mi si è strusciato addosso in tutti i modi, e non lo so se posso continuare a fare questo lavoro, il sesso mi piaceva tanto, prima, e adesso se penso ad un uomo per il mio piacere vedo solo i cazzi dei clienti e mi passa la voglia”.
Non c’è nulla che possa fare per questo problema, ci dovrà convivere e dovrà risolverselo da sola, e non riesco ad aggiungere niente.
“Tu sei nata per comandare, vuoi che mi metta in ginocchio e ti lecchi? Si vede che è una cosa che fai fare a tutte le tue donne, e magari le frusti anche, e se fai piano puoi frustare anche me, me lo merito, sono una puttana da marciapiede. Devo pregarti di farlo”?
Susanna lo dice e lo fa, si inginocchia davanti a me e cerca di abbracciarmi i fianchi; io non mi muovo, ogni gesto potrebbe essere male interpretato, anche perché ha ragione, la voglio ancora, adesso più che mai, sottomessa e umiliata, e non devo cedere, anch’io sono una puttana ed ho soltanto avuto più fortuna di lei.
Susanna prova ad infilare la testa sotto l’orlo della mia gonna ed io vengo tolta dall’imbarazzo da Chicca, che apre di nuovo la porta senza bussare, eccitata e sorridente. Dietro di lei Antonella, che non sorride e non mi sembra particolarmente contenta.
Susanna fa un salto indietro e Chicca racconta che è andato tutto bene ma che la prossima volta il cliente ne vuole una più carina della nostra nuova collega.

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Una Risposta to “959”

  1. meo..... laura novembre 21, 2014 a 6:04 pm #

    non so chi sei………
    ma so come scrivi
    e scrivi un racconto stupendo……vero…….forse.
    adoro il tuo blog e il tuo raccontare

    marcello

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