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22 Nov

Vintage SpankingMi sveglio, per una volta, lucidissima; Cristina dorme accanto a me, e nel sonno i suoi lineamenti sono molto simili a quelli di prima dell’aggressione, è di nuovo bella, come belli sono i suoi seni che tendono la sua camicia da notte e puntano verso l’alto. Ieri sera ho di nuovo accettato le sue

 

offerte e richieste di sesso, e davvero è stato diverso dalle altre volte, come se fosse davvero stata innamorata di me. Io mi dico che, almeno per quello che mi riguarda, potrei convincermi di provare per lei qualcosa di più complesso di quel miscuglio di desiderio fisico e istinto di protezione che sono disposta ad ammettere.
Ma tutto questo passa in seconda linea: oggi è il mio ultimo giorno di lavoro, scade l’anno che mi ero posta come termine, e da domani mi creerò una nuova vita.
Mentre mi alzo e mi lavo silenziosamente traccio un programma: certo, c’è Maria Carla con il suo gruppo di donne di potere che mi aspetta, ma prima vorrei tentare qualche altra strada; prenderò Cristina e partirò per un piccolo giro d’Europa, andrò a trovare i miei vecchi compagni dell’Erasmus con i quali ho tenuto, fino all’anno scorso, intermittenti rapporti, e cercherò di trovarmi un lavoro al di fuori di questo Paese: posso resistere, ho messo da parte un bel po’ di soldi.
Sono così eccitata che quasi mi taglio mentre con una vecchia lametta del fratellone e la crema da barba di papà, quella che si usa con il pennello, rado i corti peli scuri che sono ricresciuti tra le mie gambe.
Calma, mi dico, fai un bel respiro e prepara il caffè per due, è ora di svegliare la tua ragazza e di vestirsi, di accendere, per l’ultima volta, il telefono di Stella e di aspettare le chiamate di un intermediario o di un cliente.
Come sarà la mia ultima marchetta? Vorranno la professionista fredda ed efficiente, o preferiranno giocare e mi chiederanno di fare l’innamorata, la ragazzina ingenua da sedurre, o magari la vittima da violentare in un gioco di dominazione? E se invece mi chiedessero di organizzare una serata con un’altra ragazza? Potrei chiamare Fabrizia o Catia, o sarebbe meglio Andrea, con la quale ho diviso ben più che qualche ora di lavoro? E se non mi chiamerà nessuno, non sarebbe il caso di far di nuovo visita al Macao proprio a Catia, Andrea e Chicca, e magari fare una marchetta al volo con loro, anche per controllare come si stanno comportando Antonella e Susanna?
Cristina mi ringrazia per il caffè, parlando un po’ faticosamente: ancora intontita dal sonno e dal piacere non controlla bene i muscoli della bocca e risaltano anche le sottili cicatrici che in genere copre con il trucco; nei suoi occhi c’è la solita domanda: sono di nuovo bella? Per non rispondere la bacio sulle labbra e poi devo sottrarmi al suo abbraccio: vuole ancora sesso, vuole essere rassicurata, adesso più di prima, e finalmente capisco che tutto quello che ho fatto per lei, da quando l’ho raccolta su quel marciapiede dietro casa mia, l’ho fatto per amore. Lei legge qualcosa sui miei lineamenti, sorride e non dovrebbe: stamattina è un mezzo sorriso che la imbruttisce, ma io non ci faccio caso e neanche lei; come più volte stanotte mentre mi dava tutto il piacere possibile, le ripeto che la amo, ma stavolta sono freddissima, non è una frase di circostanza, è la verità. E lei lo capisce.
Lo squillo del telefono mi interrompe mentre sto infilando una mano sotto le coperte per cercare la sua fica: a qualcuno scappa la voglia la mattina, oppure è la prenotazione per la serata; ecco i miei ultimi clienti, meriteranno un trattamento speciale, e corro a rispondere.
E mi gelo subito dopo aver detto “pronto” con il mio tono più suadente; una voce che conosco, con un leggero accento dell’est, che però mi chiama avvocato. E’ la voce di Ivan, che non ho più sentito dall’estate scorsa, e che sa sempre qualcosa di più di quello che dovrebbe.
Solo che si presenta per nome e cognome, Ivan Timoshenko, addetto culturale dell’ambasciata, ma mi dà del lei e mi prega di andarlo a trovare in ufficio prima possibile, per comunicazioni urgenti che mi riguardano, l’ideale sarebbe tra mezz’ora.
D’accordo, la mia modesta copertura è definitivamente e completamente saltata, mi dico mentre mi scapicollo nel solito traffico folle di Roma, ma meglio l’ultimo giorno che il primo: e questo mi dà un altro ottimo motivo per espatriare; non rimpiango niente di quello che ho fatto, ma certamente non è una attività di cui vantarsi più che tanto in società.

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