961

23 Nov

sparrowIvan mi riceve in un enorme ufficio cui sono introdotta da un impiegato che non ha aperto bocca da quando mi sono presentata all’ingresso a quando mi ha spalancato una doppia porta: è in piedi davanti ad una piccola scrivania coperta di carte ed indossa un’uniforme molto simile a quelle degli ufficiali sovietici, completa di berretto a padella che tiene sotto il braccio e della assurda quantità di nastrini e decorazioni

 

 

 

 

 

che esibivano i marescialli dell’Armata Rossa.

Un po’ strano per un addetto culturale, ma ormai mi faccio una ragione di tutto.
Educatissimo si mette sull’attenti e mi sorride porgendomi la mano: un sorriso un po’ freddo e meccanico che non riesce ad imbruttirlo; è un bell’uomo alto e robusto e la divisa gli sta benissimo: e sì, da quel che ricordo è proprio il tipo col quale mi trovai faccia a faccia nella semioscurità del portone di Irina.
Ivan mi fa accomodare su una poltroncina e siede alla scrivania: sembra imbarazzato, si schiarisce la voce un paio di volte, poi mi parla fissandosi le mani, che tiene appoggiate su una busta dall’aspetto ufficiale.
“E’ una comunicazione non bella, quella che devo farle, e mi dispiace molto”.
Non è il modo migliore per iniziare una conversazione.
“Purtroppo, devo comunicarle che due persone che lei conosce, Irina Bondarenko e Aliena Juschenko hanno avuto un incidente, un incidente molto grave, ormai due mesi fa”.
Ivan è sempre lo stesso, fa una pausa e ricomincia prima che io possa mettere assieme due parole.
“In macchina, sono state travolte da un grosso camion: era notte, nevicava, nessuna visibilità e strada viscida, poco fuori Lviv. Purtroppo sono morte sul colpo”.
Devo aver spalancato la bocca, dal momento che la sento improvvisamente secca.
“Le risparmio i particolari, ci hanno messo tanto anche solo ad identificarle, e poi la pratica ha seguito un iter burocratico un po’ tortuoso dal momento che erano residenti all’estero”.
Dal momento che non si capiva bene chi fossero, vorrei dire, ma riesco solo a tirare un gran respiro: Ivan diventa una sagoma confusa, mi si sono riempiti gli occhi di lacrime.
Ivan si china in avanti e mi porge un fazzoletto candido prima di continuare.
“So che lei era molto legata a loro, e devo confessarle che anch’io le conoscevo e sono rimasto colpito”.
Sei l’unico che non ha violentato Aliena ma hai mandato Irina a farsi massacrare dall’arabo, in effetti: eri il loro controllore, ma per fare cosa?
“Purtroppo dopo l’identificazione, effettuata con la targa della macchina ed i piccoli resti dei documenti, qualche burocrate ha deciso di cremare in fretta i corpi, ma forse è stato meglio così”.
Domino un singhiozzo: non riesco a non immaginare come potevano essere ridotte le due bellissime donne che ho conosciuto ed amato.
“Però altri uffici in patria hanno fatto bene il loro lavoro, hanno ritrovato tutta la documentazione necessaria e siamo risaliti a lei, avvocato”.
Per fare cosa, per il piacere di vedermi piangere? Certo, io ho le chiavi di casa di Irina e guido la sua moto, magari mi chiederanno di fare un inventario. Invece no.
“C’è un testamento della signorina Bondarenko, che la ha nominata suo erede universale”.
Mi porge la busta, io la prendo meccanicamente: devo essere un bello spettacolo, mi rendo conto che ho gli occhi sgranati e la bocca di nuovo spalancata; nel frattempo lui fruga in un cassetto e mi allunga anche una scatoletta metallica sigillata; mi chiedo se non siano le ceneri e non ho il tempo a fare un cenno di diniego prima che si spieghi.
“Le uniche cose recuperate dopo l’incidente, mi dicono che si tratta degli anelli che portavano le sue amiche”.
C’è riuscito, scoppio di nuovo in lacrime, senza ritegno.

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Una Risposta to “961”

  1. niphus novembre 23, 2014 a 6:07 pm #

    Sto ancora sforzandomi di credere che questa storia sia fantasia. Mi spiacerebbe per le due sventurate

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