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26 Nov

THEODO~1Nella scatola c’è un anello con una pietra grande e bellissima che cattura e rimanda tutta la luce che c’è nella stanza, o meglio in tutto l’appartamento.
E’ Cristina la prima a parlare, dice che non ha mai visto una cosa del genere e che è una roba da film. E non si ferma, e per stavolta sono contenta che cerchi di monopolizzare l’attenzione mentre io riordino le idee.
“Mamma aveva l’anello che le aveva dato papà, e la fede, poi Andrea li fece vendere perché diceva che era geloso, e le aveva promesso di comprargliene uno più bello. Mamma ha aspettato tanto, poi una sera ci ha scopate tutte e due e lo abbiamo fatto divertire tantissimo perché ci siamo ficcate nel culo le bottiglie di vino vuote e gli abbiamo fatto un

 

pompino così, e lui ci è venuto in faccia e ne aveva tantissimo.
Alla fine ci ha detto di restare lì ferme come eravamo, è sparito per cinque minuti e poi è tornato con una scatoletta come questa, pure dello stesso colore, e l’ha data a mamma, e dentro c’era un anello così e con una pietra solo un po’ più piccola, e mamma è stata contentissima e gli ha fatto una cosa che a lei faceva schifo ma a lui piaceva tantissimo, cioè gli ha leccato il culo, ma proprio dentro al buco, e a lui gli è ridiventato duro ed io gli ho fatto un altro pompino. Ma mi sa proprio che era falso, quell’anello, comunque Andrea se lo è subito fatto ridare, prima di andare a dormire, e non l’abbiamo più visto, e lui rispondeva a mamma che lo aveva messo al sicuro perché era pericoloso andarci in giro, soprattutto quando lei andava a lavorare”.
Si ferma per riprendere fiato, e mio fratello ne approfitta per infilare finalmente una frase.
“Pensi che fosse per te?”, mi chiede.
In effetti ci stavo già pensando, ma voglio credere di no; voglio dire, se lo avevano comprato per me e conservato qui allora vuol dire che contavano di tornare a Roma, e magari sono morte davvero, forse eliminate dai loro stessi capi per qualche ragione che mi sfugge, Certo, qui hanno lasciato di tutto, la casa, l’arredamento, i vestiti, ma una cosa del genere, mi dico rigirando l’anello tra le dita, vale da sola quanto tutto assieme e forse anche di più.
Maria Carla allunga timidamente una mano, poi la ritrae, e insomma le passo l’anello, lei dice che è pesante e che dentro c’è inciso qualcosa ma non capisce cosa, lo rigira un po’ e poi conclude che sono caratteri cirillici. Siamo d’accordo con lei dopo un’occhiata più approfondita e corriamo ai ripari.
Internet in mobilità è certamente utilissimo, è quasi una gara a chi fa più in fretta ed è il fratellone, mentre Cristina ci guarda con gli occhioni viola sgranati, a trovare per primo una tabella che traslittera quegli sgorbi in lettere latine e sì, Ирин significa, come temevo, Irina.
“Era per te”, conclude Maria Carla con voce piatta. Io non so cosa dire, mi gira la testa, sento la voce di mio fratello che dice qualcosa sui nomi russi ma non capisco bene cosa. Non ho idea, e in ogni caso il problema si pone lo stesso, a meno che non sia falso; nessuno qui è esperto di pietre preziose, ma brilla così tanto ed ha una tale luce che mi sento di poter dire che è davvero un diamante perfetto.
“Vero o falso, mio o di chissà chi, questo per adesso finisce in cassetta di sicurezza”, dichiaro. Vorrei farlo tenere al fratellone ma lui fa un salto indietro quasi l’avessi minacciato e insomma, me lo infilo nella tasca dei jeans e la scatola va in borsetta, appena torniamo a casa passerò in banca. Quella banca e quella cassetta di sicurezza con dentro i soldi di Irina, ricordo improvvisamente. Adesso sono miei anche quelli, e mi viene anche in mente che sarà necessario far emergere tutte quelle banconote dal limbo e renderle lecitamente versabili su un conto, insomma ripulirle.
“A svuotare casa ci penso io”, decide Maria Carla, “tu non vuoi sapere cosa faccio di quello che c’è dentro. E poi potremmo prenderla in affitto, non sarebbe male come casa sicura per la nostra associazione, ma tu ci dovrai venire incontro, non navighiamo nell’oro”.
A me va bene tutto, sono ancora un po’ scombussolata e mi infilo in bocca una sigaretta dalla parte sbagliata e mi trovo le labbra piene di tabacco che sputacchio in giro senza ritegno, mentre Cristina dice che fumare è una brutta abitudine, e meno male che lei se le è levata.

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